RE.MI.

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RE.MI. (Napoli, 1926 – Roma, 2011) è l’unico artista di 11HellHeaven non più vivente. La sua presenza è un doveroso omaggio a un autentico Viaggiatore di (Oltre)Confine, esploratore dell’inconscio e dei fantasmi più bui della psiche attraverso un originalissimo linguaggio pittorico che prende le mosse dall’art brut per svilupparsi in modo personale e imprevedibile, al di fuori di ogni possibilità di categorizzazione.

 RE.MI. (Neaples, 1926 – Rome, 2011) is the only 11HellHeaven artist who is no longer living. It is a well deserved tribute to a true Traveller in unconscious realms, exploring the darkest ghosts of the mind through a unique pictorial language inspired by art brut and growing unpredictably beyond all categorizations.

La sua esistenza è stata interamente devoluta all’arte, nella sua duplice veste di pittore e di sensibile collezionista e fine conoscitore. Dolori, lutti ed esaltazione religiosa si innestano negli anni su un temperamento già incline per sua natura all’ipersensibilità psichica, generando sulla tela una ridda folle di fantasmi e allucinazioni ossessive e ricorrenti.
Tutta la vastissima produzione di RE.MiI., che specialmente negli ultimi anni in cui visse malato e in totale isolamento dipingeva con zelo febbrile su qualunque supporto potesse mettere le mani, tratteggiano un grandioso affresco corale di visioni oniriche che lo avvicinano allo spirito di Hieronymus Bosch(1453-1516), e per il quale la definizione più calzante potrebbe forse essere quella di pittura iperpsichica.

His existence was entirely devoted to art, in his dual role as sensitive painter and as a collector and connoisseur. Pain, sorrow and religious exaltation grafted over the years on a temper already inclined by nature to psychic hypersensitivity, generating on canvas a crazy jumble of ghosts and recurrent hallucinations.
All the vast production of RE.MI. (especially in his last years, when he lived sick and in total isolation, painting with feverish zeal on every surface he could get his hands on) evokes a grandiose choral fresco of dreamlike visions that bring the artist close to the spirit of Hieronymus Bosch (1453-1516), and for which the most fitting definition could be “hyperpsychic painting”.

Bizarra, macabra e maestosa, la pittura iperpsichica di RE.MI. è un sensibilissimo tracciato in cui le stravolte deformazioni e gli stridenti accostamenti cromatici manifestano le paure rivelate dai sogni, mentre l’intimità dei segreti più riposti della psiche si mescola a una realissima satira amara di respiro universale.

 Bizarre, macabre and dreadful, RE.MI.’s hyperpsychic painting with its ugly deformations and jarring colors discloses all the fears of hallucination, while the deepest intimacy of  dreams reveals an extremely real and universal bitter satire.

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Dalla Prefazione al Catalogo BeDifferent 2017: 

Aradia Selene Ecate racconta RE.MI. “Da oltre la soglia, al di là del confine” | Aradia Selene Ecate tells RE.MI “From the threshold, beyond the edge”.

“Non è questo il mio mestiere, lo confesso. Eppure le mie particolarissime competenze professionali mi rendono – forse più di qualunque esperto d’arte – la persona più qualificata a raccontare questo straordinario artista che non è più tra noi, ed è tuttavia presente nelle sue opere ben più di quanto si possa immaginare.
RE.MI. continua attraverso di esse ad inviarci messaggi e parlarci di sé in prima persona.
La critica d’arte etichetta il suo lavoro come art brut, facendo riferimento alle modalità espressive dei cosiddetti outsider: psicotici, reclusi, internati in ospedali psichiatrici. Personalmente, mi limito al ruolo di “critica iper-psichica” senza sconfinare in ciò che non mi compete. E dal punto di vista di un occhio abituato a guardare oltre la soglia, è impossibile non vedere ciò che passa inosservato agli occhi di tutti. Leggi tutto

“This is not my job, I confess. Yet my special professional skills make me – perhaps more than any art expert – the most qualified person to tell about this extraordinary artist who is no longer among us, but still is present in his works far more than we can imagine.
Through them Re.Mi. continues to send us messages and talk about himself in person.
Art experts would criticize his work as art brut, referring to the expressiveness of so-called outsiders: psychotics, detainees, patients in psychiatric hospitals. But I will limit myself to the role of “hyper-psychic critic” without trespassing what does not compete with me. And from the point of view of an eye accustomed to looking beyond the threshold, it is impossible not to see what goes unnoticed in the eyes of all. Read more

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